Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

giovedì 27 luglio 2017

Di nuovo in Calabria!

Buonasera meraviglie!
Ho saltato i tre anni del blog e non avete ancora un post completo su Stoccolma e Oslo, ne sono consapevole. Vorrei avere una scusa intelligente, dire che sono stressata da morire o qualcosa, ma in realtà sono tornata in Calabria e ho ripreso a studiare e mi sto riprendendo dal viaggio, ma non sono ragioni reali(?). Principalmente ho gli occhi così stanchi (uso principalmente il computer per studiare) che non mi va di fissare uno schermo più a lungo del necessario. Ho iniziato un rewatch di Criminal Minds, sono all'ottava stagione (il mio cuore è spezzato per Reid), e occupa tutto il mio tempo libero. Libero nel senso non occupato da studio, parenti e mare. E sono tornata a leggere qualcosa che non mi sia assegnato da un corso universitario, il che è più che meraviglioso.
Comunque, tutto ciò per dirvi che il post su Stoccolma e Oslo arriverà quando avrò elaborato tutto e non mi verrà la nausea al solo pensiero di fissare lo schermo. Per il momento vi lascio questa poesia e vado a cercare qualcosa da mettere ad autopubblicare per i prossimi giorni!
Buona lettura!

Non ne so scrivere poesie sulla natura.
Sarà che intorno a me vedo odio, e vedo mura.
Non so dire quanto amo il profumo di una rosa
né saprei descrivere un campo con la prosa.
Non so parlare della calma che mi trasmette la foresta
ma riesco appena a descrivere l'amore per chi resta.
Non so esprimermi, realmente, parlare di emozioni
perché non capisco cosa sono, cos'è, come funzioni.
Ma ci sono cittadine, edifici troppo alti,
ci son troppe persone e io che guardo dagli spalti
in attesa di qualcosa, di vita, ispirazione?
In attesa di nulla perché il nulla è l'emozione
quella che ti prende, che ti fa volare,
non è nulla, non è vita, perché non sai volare.
Niente campi immensi, immense praterie,
gente insignificante che si riempie di smancerie,
che neanche loro, magari, saprebbero scrivere di natura,
ma loro stanno bene, ridono e vivono tra queste mura.
Perché il sognare, l'altro, la speranza non è da tutti,
ma lo scrivere, il fingere, forse questo san farlo tutti.

Non ne so scrivere poesie sulla natura,
perché è una vita che sto ferma tra quattro mura,
ma mi han detto che si può fare,
che in realtà ti basta allontanare
dalla testa pensieri troppo pesanti, troppo stretti,
quelli che ti descrivono tutti i tuoi difetti
e farli fuori, eliminarli, come mai fossero esistiti.
Peccato che con loro, tutti i pensieri son banditi.
E mi hanno detto che basta eliminare il negativo,
ma con esso scompaio, e muore ogni tentativo.

E mi hanno detto che basta smettere, essere qualcun altro,
ma non so come farlo, perché già mi sento altro.

E mi hanno detto che basta sparire, vivere, ricominciare,
ma non so fare altro che sparire e farmi male.

PS: Se il parlare di mura non fosse stato esaustivo nello spiegarlo... Sì, ero a Milano quando l'ho scritta!

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