Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

mercoledì 23 agosto 2017

M/M 15 Luglio 2017

Buon pomeriggio meraviglie <3 Avevo scritto questa robetta durante il viaggio verso la Calabria, e ora che sono tornata a Milano ho pensato che fosse arrivato il momento di pubblicarla. Non ha né capo né coda, e non avrei voluto più pubblicarla perché mi è passata l'ispirazione per il seguito, ma è comunque qua. Buona lettura!
I due ragazzi sono sul letto, appoggiati alla testiera, il computer che stanno usando per guardare il film sulle gambe del biondo. Non parlano. È una delle cose che apprezzano l'uno dell'altro, questo amore per il silenzio. Il fatto che non ci sia bisogno di riempire il vuoto con parole inutili. Non solo ora, perché stanno guardando il film. Passano spesso ore insieme il cui unico suono sono le loro matite sulla carta.
Ma adesso il silenzio è più profondo, non importano le voci del film. È come se tutto l'edificio fosse immerso nel nulla.
Il ragazzo biondo fa un commento sul film e si gira verso l'altro per sapere cosa ne pensa, ma si accorge che si è addormentato. Non se n'è accorto perché non si è mosso, ha semplicemente chiuso gli occhi ed è slittato nel sonno con la testa appoggiata alla testiera dietro di lui. Il petto si alza e abbassa ad un ritmo regolare. È sorprendentemente in forma per un tipo iscritto all'Accademia delle Belle Arti, ma dopotutto tante cose di lui sono particolari. Non che il biondo l'ammetterebbe mai. Potrebbe al massimo prenderlo in giro per tutte quelle caratteristiche che in realtà trova adorabili. Ma adesso si concede di guardarlo, si concede di fissarlo un po' e portare a memoria ogni dettaglio del suo viso. I capelli sembrerebbero castani, ma in realtà sono ramati, ogni raggio di luce riflette una diversa sfumatura di rossiccio, di rame, che avrebbe bisogno di mille colori per essere catturata sulla carta. Cadono su un volto chiaro dai tratti decisi, alcune ciocche coprono gli occhi, ma lui li conosce bene. Sono incorniciati da ciglia scure e folte da fare invidia. La bocca sembra morbida… Non che l'abbia mai provata, ci ha solo pensato qualche volta. Più di quante sia normale? Non ne è sicuro, non è mai stato bravo con la normalità. Spera di no. Spera, almeno questa volta, di essere normale. Vorrebbe accarezzargli la mascella coperta da un velo di barba scura, ma si trattiene. Non sono cose che gli amici fanno.
Una parte del suo cervello registra il film che sta andando avanti, e si gira di nuovo verso il computer. Vorrebbe spegnerlo, sa bene che non riuscirebbe a concentrarsi nel guardarlo e comunque ormai non ha idea di cosa si sia perso, ma ha paura di svegliarlo. Ha paura che si svegli e se ne vada, mentre lo vuole vicino ancora un altro po'. Solo qualche minuto.
Sente che si muove e ha paura che si sia svegliato. Resta immobile fissando lo schermo del computer senza vederlo, senza sentire le battute dei personaggi, senza capire cosa stia succedendo. Ma poi avverte solo un ginocchio contro la sua gamba, un pugno accanto al suo petto e la testa quasi appoggiata alla sua spalla. Si sporge in avanti di poco, facendo il più attenzione possibile, per chiudere il computer e appoggiarlo per terra, accanto al letto, poi si sdraia di nuovo sulla schiena. Non reggerebbe il trovarsi faccia a faccia con un David addormentato, sa benissimo che lo bacerebbe. E un bacio a tradimento non sarebbe giusto, specialmente il loro primo bacio. Non sapeva perché era tanto sicuro che ci sarebbe stato un primo bacio. Era solo una sensazione. La stessa che gli diceva che sarebbe stato speciale.




Nota: Il nome David è un omaggio al David di Michelangelo… Ho trovato che fosse appropriato, dato che i due frequentano l'Accademia delle Belle Arti.

mercoledì 16 agosto 2017

Cadrà in ginocchio pure lui.

Andare a chiedergli perché,
urlargli contro, è più forte di te,
che gli hai fatto, che gli ha fatto il mondo,
se davvero sceglie tutto perché ci ha mandati a fondo.
Perché non si riesce a risalire,
perché la caduta non sembra finire.
Perché siamo qua quando dovrebbe andare tutto bene
perché non si riesce neanche più a piantare un seme
che non sia una conquista, una piccola illusione,
che appena piantato, lo sappiamo, muore.
Muore di tristezza, rabbia, mancanza pure lui,
muore sapendo che siam senza futuro, anche lui.
E muore come moriamo noi,
nessuno l'annaffia, si aspetta lo facciate voi,
'ché se tutti sperano nell'altro
tanto vale che ci sciogliamo nell'asfalto
con tutta la Terra, la stiamo ricoprendo
e più la ricopriamo e più stiamo morendo
e tutti che parlano parlano e senti le urla
e nessuno che fa qualcosa, senti solo urla.

E chiedergli perché, che abbiamo fatto di male
e urlare cadendo perché abbiam fatto solo male.
Volere una ragione, perché siamo così,
realizzare che possiam'essere solo così
e c'è qualcosa di sbagliato, troppo, un gran casino,
ma chi è che si muove a sistemare 'sto casino?
Chiedere urlando che aveva, se era matto,
se quando ci ha creati, prima di esserci, era fatto,
'ché altrimenti non si spiega, perché rovinare tutto?
Altrimenti non si spiega, perché fare a pezzi tutto.

E urlare come se potesse darci una ragione,
come se fosse lassù ad accogliere chi muore,
a dir parole dolci, consolarli tutti,
invece di ammettere che siamo qua tutti distrutti
e più andiamo avanti più ci stiamo distruggendo
e sappiamo che i nostri figli li avremo combattendo
e anche se non lo diciamo, avremo tutti perso,
saremo tutti a pezzi e anche lui sarà perso.
Là a guardarsi intorno, quaggiù o quassù,
guardarsi intorno e chiedersi che avevi pure tu,
che avevamo tutti, che abbiamo distrutto un mondo
che non doveva essere solo uno sfondo
ad armi e botte e violenza a non finire,
ma la nostra metà, che adesso dovrà finire.

E quando urleremo l'ennesima volta,
-non aspettarti niente, nessuna svolta-
scenderà a urlarci contro anche lui, correndo,
che non era questo a cui pensava, e sta piangendo,
voleva creare un po' d'amore, qualcosa di buono,
e l'abbiamo fatto a pezzi, non si sente alcun suono,
solo rumore, di quello stridente e fastidioso,
solo un urlo ed un asma smanioso.

E quando scenderà piangendo, perché non ne può più,
cadrai in ginocchio, per tutto ciò che hai fatto pure tu.
E quando urlerai perché non ne puoi più,
urlerà anche lui, sarai distrutto pure tu.

E quando avremo finito tutto, e non saprà che fare,
cadrà in ginocchio in mezzo a un mondo che non sa più amare.

lunedì 14 agosto 2017

Shut it down.

Shut it down.
Il cervello,
la testa,
troppi pensieri molesti.
Chiudere tutto.
Spegnerli,
prenderli a pugni
fino a distruggerli
fino a opprimerli del tutto
e perdere anche quella piccola ombra
che permane sempre.

Sembra bello,
semplice.
Impossibile.
Sembra
rilassante,
vivere,
come se fosse possibile.
Spegnerli,
prenderli a pugni
fino a distruggerli
e perderli tutti
e vederli diventare nulla
e vederli rannicchiarsi su sé stessi
e sparire.
Lasciarti
ricominciare a vivere.

Distruggere tutto
nella tua testa
come se non fosse inevitabile
un giorno
e tu non ne fossi terrorizzata.
Come se volessi farlo
un po' per illuderti
di avere una scelta.
Come se distruggerli
fosse una tua scelta.
Come se non fossi
terrorizzata
preoccupata
horrificata
da quelli i cui pensieri sono già
spenti.
Come se non sentissi
che ti manca il respiro solo a pensarci
di pensare nulla.
Come se non ti sentissi morire
al solo pensiero di non pensare.

Voler spegnere tutto
come se il troppo che odi
non ti tenesse in piedi
e non fossi terrorizzata di perderlo.

Voler spegnere tutto
come se riuscissi ad ammettere
che ogni tanto il troppo è
davvero troppo.
Ma non riesci perché lo ami
il troppo
ti tiene in piedi
ti tiene in vita
ti fa reagire
e ti trattiene dal
diventare quell'ameba
che ti spaventa e attira.
Perché cosa c'è di più
spaventoso e attraente
del nulla?
-Ma che nulla è questo?-

Voler spegnere tutto
eliminarlo
ma non riuscire
perché quel troppo è te
e quando urli perché ti sovrasta
una parte di te è completa.
Voler spegnere tutto
eliminarlo
ma morire
al pensiero di riuscirci
e amare il troppo che ti sovrasta
perché è tutto ciò
che è te.
perché è tutto ciò
che sei.

venerdì 11 agosto 2017

Così ben costruita.

Perché ti conosci
e sai come va a finire.
Non ti disperi,
sei troppo orgogliosa per questo.
O almeno lo credi.
In realtà
la tua facciata è così ben costruita
che l'hai dimenticata.

Il viso così controllato
che senti di non avere altro lato
che si mostri, che stia là fuori,
perché quando accade un po' muori,
un po' ti senti a pezzi,
ti fai a pezzi.
Un po' non sei più te, e crolli in pezzi.
Così preciso, delineato,
non qualcosa che può essere amato.
Qualcuno lo apprezza,
sembra che ne sorridi,
ma non si spezza

mercoledì 9 agosto 2017

Solo per poco.

Pensieri allegri che (so che sembra incredibile) non sono portati da questo caldo. Questo è più caldo da fornace che da sole. Caldo da "lasciatemi sciogliere come la strega del *inserire punto cardinale che non ricordo*". Buona giornata <3 
Troppo vicina al sole
e voli e voli,
come se potessi raggiungerlo
e toccarlo
e camminarci e capirlo senza bruciarti.
E voli sbattendo un paio d'ali
che ti sei creata con sudore e lacrime
che possono essere un'armatura solo per poco
che possono essere una protezione,
nascoste sotto il resto,
solo per poco.
E voli così vicina al sole
che sembra a portata di mano.
Sembra bastarti un attimo per sfiorarlo.
Sembra bastarti sporgerti
per averlo tuo.
Sembra.
Sembra possibile,
finché la protezione non crolla
e il lavoro non basta
e non hai come tenerti in volo
e senti di stare per cadere
e che non basta più planare per riposarti un attimo
planare per riprenderti,
senza il coraggio di tornare per terra
e dire che hai fallito
e dire che non ce l'hai fatta
e ammettere che hanno ragione
-hanno tutti ragione-
che certe cose sono troppo
e neanche tu -che credi solo nel troppo-
ce la puoi fare.
E cerchi di planare
-ah, come se fosse una scelta-
-le lacrime evaporano-
ma il vento ti porta sempre più giù
come se avessi stancato anche lui
e non riesca più a sostenerti.
E sbatti le ali ma sono a pezzi anche loro
sono stanche anche loro
parte di te.

E sbattere le ali
e planare
e cercare la giusta corrente
non bastano più
e la frustrazione evapora col calore del sole
e senti di evaporare anche tu
ma sei solo caduto
e nessun mare ti accoglie ad attutire il colpo

e ti sfracelli.
PS: per qualche motivo questa poesia mi ispira e voglio provare a rivisitarla in qualche modo, magari con delle rime o in inglese. Pubblicherò il risultato se è decente.